Gian Paolo Striano - Terre irredente

Monday 09 January 2012

La Blindarte contemporanea è lieta di annunciare l'apertura della nuova mostra di Gian Paolo Striano in galleria giovedì 27 ottobre 2011 dalle ore 19 in presenza dell'artista. La mostra sarà visitabile dal 28 ottobre al 30 novembre 2011.

L'artista napoletano dedica questa sua seconda personale in galleria alla sua città, e lo fa citando la celebre espressione del politico napoletano Matteo Renato Imbriani, "Terre irredente", coniata al tempo delle lotte risorgimentali.
L'irredentismo, ovvero lo spirito di un popolo che, mosso dall'affermazione di un'identità storica o etnica, combatte per la propria indipendenza, non solo territoriale, dal dominio straniero, è, secondo l'artista, una condizione che pervade lo spirito del popolo napoletano assoggettato oggi da una insostenibile oppressione criminale.

E' principalmente attraverso la scelta e l'utilizzo dei materiali che Gian Paolo Striano costruisce una mostra-viaggio all'interno del proprio territorio: dai bunker espugnati e non dei camorristi, al mare inquinato del golfo, all'arenile di Bagnoli deturpato dall'Italsider. Tutti simboli di una terra che cerca da sempre di cambiare la propria storia, ma, non riesce ancora a trovare una soluzione, restando irrimediabilmente irredenta.

Nella prima sala si trova la grande installazione Undercroft, dove quattro carotaggi di tufo e detriti estratti da ex cave abusive sono disposti in modo da delineare una stanza rettangolare, una rappresentazione dei luoghi in cui i trascorrono la propria mesta esistenza i vertici malavitosi, un'autosegregazione che è la inevitabile conseguenza della loro brama di potere.

Nella seconda sala e' invece La Luna a Marechiaro, opera in cui un simbolico interruttore elettrico in marmo, effige della citta di Napoli, cadenza l'accensione di una intensa luce installata all'altezza del riflesso della luna sul mare, fotografato dall'artista in una notte dell'estate 2011. Il bagliore della luce si riflette così sulla grande fotografia visione notturna del mare nel golfo partenopeo, simbolicamente di colore nero, sostituendo la luce reale con quella artificiale in un rimando continuo di false speranze e problematiche effettive.

Nella stessa sala Dissolution, opera pittorica realizzata su un inusuale supporto plastico installato a parete. L'artista ha realizzato su una grande bobina in polietilene - materiale usato per stoccare elementi di scarto - un dipinto in cui si scorge un panorama apparentemente rassicurante, che ad un secondo sguardo si rivela essere una distesa di ecoballe che si confondono con il verde della natura circostante. La bobina dipinta, come nei processi industriali, è collegata ad un altro rullo sul quale si riavvolge, il dipinto svolgendosi passa così dalla sua figuratività, ad una forma astratta, riassumendo la dissoluzione del territorio.

Anche in Steel shore l'artista utilizza materiali direttamente collegati al tema che vuole affrontare. In questo caso una lastra di acciaio lucido viene piegata dal peso di quintali di sabbia prelevata dall'arenile di Bagnoli, sventurata sede dell'ex area industriale Italsider, come il peso della disastrosa storia umana ed ambientale di quel paradisiaco lungomare napoletano.